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A cosa servono i baffi dei gatti?

I baffi dei gatti si chiamano vibrisse e non sono dei semplici baffi: non solo infatti sono notevolmente più lunghi dei normali peli felini ma sono anche spessi il doppio e soprattutto hanno radici incarnate tre volte più in profondità, e tutto questo con lo scopo di aumentare la trasmissione degli impulsi nervosi che Micio percepisce dall’ambiente.

Quanti baffi ha un gatto

Le vibrisse, o baffi, di un gatto sono 24, 12 per ciascun lato (anche se capita che un gatto ne abbia di più), disposte su quattro file orizzontali e sostanzialmente indipendenti fra loro, e sono un autentico radar grazie al quale i felini recepiscono buona parte delle informazioni sull’ambiente che li circonda: la temperatura ambientale, i movimenti dell’aria (che possono segnalare la presenza di una preda o di una minaccia), le distanze dagli oggetti e dalle cose, le loro dimensioni (per esempio quelle della ciotola in cui mangia: se il gatto prende il cibo con la zampa è perché i baffi toccano la ciotola…) e così via.

Insomma, senza le vibrisse il gatto non sarebbe praticamente in grado di sopravvivere in autonomia: per questo è importante non deteriorarle (non tagliarle, accorciarle, etc) ma nemmeno bisogna troppo preoccuparsi se se ne trova una per casa: è infatti del tutto naturale che un gatto perda un baffo, che poi ricresce.

Cosa ci dicono i baffi dei gatti

I baffi dei gatti possono essere utili anche a noi proprietari, fornendoci utili informazioni sullo stato d’animo e umore di Micio: se sono rivolti in avanti e all’esterno, significa che il gatto è tranquillo e a suo agio; se invece sono tesi, arricciati verso l’alto o indietro significa che il gatto è nervoso o in tensione tanto che potrebbe attaccare, non necessariamente noi ma almeno una preda. Motivo per cui non è da disturbare.