Voce stridula, quasi acuta, incedere cantilenante con le vocali un po’ allungate, e ancora frasi piene di vezzeggiativi, diminutivi e altre “carinerie” verbali: è il modo di parlare tipico di un adulto con un bambino ma anche quello di rivolgersi ai cani, soprattutto se cuccioli ma non solo. Ma perché parliamo ai cani nello stesso modo in cui parliamo ai bambini? Non può essere semplicemente perché associamo l’idea di cucciolo a 4 zampe a quella di cucciolo d’uomo e in effetti, stando a una ricerca condotta dall’Università di Lione, non è solo per questo.

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Lo studio sul modo in cui parliamo a cani e bambini

Gli studiosi hanno inizialmente registrato alcune frasi affettuose rivolte a cani sia cuccioli che adulti o anziani da parte di 30 donne. Analizzando il tono di voce i ricercatori si sono resi conto che, indipendentemente dall’età del cane, comunque il tono utilizzato era acuto e cantile e, nel caso di cuccioli di cane, il tono diventava particolarmente stridulo.

Fatta l’analisi si è proceduto a far ascoltare le registrazioni a 20 cani, 10 cuccioli e 10 adulti, e qui si è avuta la sorpresa: mentre i cuccioli reagivano con entusiasmo, agitandosi e avvicinandosi agli altoparlanti da cui uscivano le voci, i cani adulti e anziani sono rimasti totalmente indifferenti.

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Perché con cani e bambini usiamo un tono di voce stridulo e cantilenante

Secondo i ricercatori francesi l’uso di un tono di voce stridulo e cantilenante con cuccioli e bambini sarebbe funzionale a catturare la loro attenzione e, di conseguenza, insegnare loro nuove parole. Motivo per il quale i cani adulti e anziani non reagirebbero più con entusiasmo a quel tono di voce.

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